Il regolamento REACH e l’economia circolare

 

03 dicembre 2018

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Il Ministero dell’Ambiente ha pubblicato un nuovo numero del bollettino di informazione “Sostanze chimiche” nel quale sono presentati i principali elementi di interconnessione tra il Regolamento REACH e l’economia circolare, anche alla luce della recente comunicazione della Commissione europea sulla revisione del regolamento che introduce la possibilità di valutare nuovi approcci a sostegno dell’economia circolare in relazione del principio di sostituibilità delle sostanze considerate più pericolose.

L’eliminazione delle sostanze pericolose comporta indubbiamente un momento di riorganizzazione dei processi aziendali, e può comportare l’aggravio in termini di costi associati agli smaltimenti. L’introduzione di un sistema che contribuisca a ridurre i costi, creando inoltre nuove forme di energia, comporta dei vantaggi economici oltre che ambientali, riducendo i rischi per gli operatori addetti ed esposti al rischio chimico.

Anche in ambito REACH è quindi importante che le aziende inizino a pensare a un modello che preveda la sostituzione delle sostanze pericolose (come peraltro imposto dalla normativa vigente) e che al tempo stesso non costituisca una criticità e un costo, ma rappresenti anche un vantaggio. Il modello di economia circolare, come evidenziato dal bollettino del Ministero, potrebbe essere la risposta.

In proposito nello stesso documento ministeriale vengono illustrati alcuni esempi di aziende particolarmente virtuose che hanno già attivato il percorso di rinnovo, sfruttando le possibilità offerte dal sistema di economia circolare. In particolare, l’obiettivo è quello di promuovere, soprattutto nella fase di progettazione dei materiali, una migliore tracciabilità delle sostanze chimiche presenti nei prodotti per facilitarne il riciclo.

In tale ottica viene presentato un modello, già in parte avviato, che si propone di sostituire gradualmente le sostanze maggiormente tossiche presenti nei prodotti in PVC (quali ad esempio il cadmio, il piombo, il butil-stagno e gli ftalati a basso peso molecolare) che sono state sostituite con altre sostanze meno pericolose.
Entro il 2020 l’industria europea del PVC ha stabilito come obiettivo quello di riciclare 800.000 tonnellate di articoli in PVC.

Info: portale Reach Gov, “Sostanze chimiche – Ambiente e salute” ottobre 2018


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