Terzo rapporto sulle morti per amianto

 

10 Gennaio 2011

Recentemente è stato pubblicato il “terzo rapporto” sulle morti per amianto, ad opera dell’Ispesl e del Registro Nazionale dei mesoteliomi.
Dall’elaborazione dei dati emerge ancora una situazione disastrosa per le morti causate da malattie professionali legate al minerale: il Piemonte detiene il primato con il più alto tasso di morti dovute a mesoteliomi o malattie derivanti dall’inalazione delle fibre di amianto.


La notizia non fa scalpore, data la presenza degli edifici Eternit a Casale Monferrato e delle altre ditte che lavoravano amianto concentrate nella regione; ciò che meraviglia è il dato riguardante il settore professionale dell’edilizia, quello in cui si registra il più alto numero di decessi, dovuti non solo alle criticità proprie delle costruzioni ma anche all’utilizzo ed alla lavorazione, oggi in via indiretta, dell’amianto.
Nel settore edile piemontese i morti per tumori da amianto o per malattie “sicuramente attribuibili ad esposizione professionale”-si legge nel rapporto- coprono l’8,5% del totale nazionale.
Infatti sebbene sin dai primi anni ’90 gli stabilimenti Eternit abbiano chiuso a seguito di fallimento e dal 1994 sia operante il divieto di uso industriale diretto dell’amianto, restano i rischi legati alle modalità di dismissione dell’amianto e l’inquinamento ambientale cresciuto nel tempo.
Ad oggi l’amianto viene ancora utilizzato in forma indiretta per le coibentazioni, come elemento di costituzione del cemento, nella costruzione di coperture, tubi per l’acqua, canne fumarie, pannelli e o canali di scarico delle fogne.
In un dossier dedicato un gruppo di ricercatori di epidemiologia, il c.d. “gruppo di studio”, hanno lanciato l’allarme sostenendo che: “L’uso industriale diretto dell’amianto è cessato completamente nel 1994. Continua quello indiretto del minerale ancora installato in edifici ed impianti, in matrice sia compatta sia friabile…. Soprattutto in grandi impianti industriali e termici a servizio di processi produttivi, navi e traghetti, ma anche in edifici pubblici o di uso pubblico, come scuole, ospedali, teatri, palestre, grandi magazzini, chiese”.
Naturalmente tale utilizzo del minerale lo rende ancora più pericoloso, in virtù della più facile distribuzione ambientale, della diffusione delle fibre nell’aria e della presenza subdola in ogni forma di edificio.


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