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rivisto il 5 settembre 2019

Taranto, serve maggiore sicurezza nell’Arsenale Militare

sicurezza lavoro - arsenale militare tarantoCamminava come ogni giorno all’interno dello stabilimento dell’Arsenale Militare di Taranto per controllare che tutto fosse tranquillo. Ma per Giovanni De Cuia, 53 anni, dipendente civile del ministero della Difesa e assunto come vigilante, quello dello scorso 25 gennaio 2010 non è stato un giro di controllo qualsiasi, ma l’ultimo che gli è costato la vita.

Per cause ancora ignote, e sulle quali la Marina Militare, i Carabinieri e gli ispettori del lavoro stanno facendo accertamenti, alcuni pannelli, che proprio quella mattina erano stati accatastati fino a sette metri di altezza, sono caduti travolgendo l’uomo e uccidendolo sul colpo. Una tragedia che probabilmente nasconde qualche leggerezza commessa e forse il mancato rispetto delle normative di sicurezza.

Il deputato del PD, Ludovico Vico, ha dichiarato: “Si dovranno accertare subito le responsabilità del terribile incidente che nella sua dinamica mostra la crudeltà di un evento che poteva essere evitato – ha detto – e attendo fiducioso l’esito degli accertamenti”. Punta invece il dito su possibili alleggerimenti nei controlli il sindaco di Taranto, Stefano Ippazio, che afferma: “In Arsenale non si verificava un episodio così grave da almeno 40 anni e forse questa è la conseguenza di una allentata attenzione verso le misure di sicurezza e la tutela della salute dei lavoratori’.

Molto più dure invece le parole venute dai sindacati: “Evidentemente l’intervento della magistratura – dicono i confederali, le rappresentanze sindacali unitarie, i rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza e i Cobas – che nel 2005 chiudeva tutta la zona delle aziende dell’indotto, proprio per motivi di sicurezza, e poi le indagini della Procura proprio sulle strutture dell’Arsenale, non sono servite a fare passi avanti”.