STRESS LAVORATIVO: Renault condannata per suicidio di un dipendente

 

25 Gennaio 2010

stress lavoro ufficioE’ una sentenza rara quella resa pubblica pochi giorni or sono in Francia, in virtù della quale la casa automobilistica Renault è stata riconosciuta responsabile per colpa grave della morte suicida di un suo dipendente, avvenuta nel 2006.
Già nel 2007 la Cassa primaria di assistenza sanitaria dell’Hauts-de Seine, con una decisione mai presa prima, aveva riconosciuto il carattere professionale del suicidio, equiparandolo ad “un incidente sul lavoro”.

Il caso di specie si riferisce al suicidio di un ingegnere italiano, di 39 anni, che si era lanciato dal quinto piano dello stabilimento di Guyancourt, centro di sviluppo e ricerca all’avanguardia, in cui lavorava ed in cui nello stesso periodo altri tre dipendenti si erano suicidati.
Nella sentenza si legge che:”Renault non ha preso le misure necessarie per preservare il dipendente dai rischi legati all’esercizio della sua attività professionale”; inoltre i giudici continuando hanno specificato i motivi alla base della loro decisione con:”l’aumento del carico di lavoro dei dipendenti” e con “la forte esigenza di redditività”.
Inoltre rispetto al periodo considerato il Tribunale ha constatato la mancanza di “documenti relativi alla durata di lavoro”, nonchè il non avvertimento del medico del lavoro, come più volte sollecitato da alcuni colleghi dell’ingegnere morto che lo vedevano ”inquieto ed ansioso ed anche dimagrito”.

In pratica i giudici hanno riscontrato il ricorrere del legame causale tra il suicidio e l’esercizio dell’attività lavorativa in determinate condizioni, quali gli eccessivi ritmi di lavoro ed il perseguimento di determinati obiettivi, cui il lavoratore era sottoposto.
Secondo quanto stabilito nella sentenza la casa automobilistica francese dovrà aumentare fino all’importo massimo consentito la rendita nei confronti della vedova e del figlio minorenne e versare un euro a titolo di indennizzo simbolico, in virtù del fatto che la società doveva essere “consapevole del pericolo al quale il dipendente era esposto” e quindi, a detta dei giudici, ha commesso “una negligenza ingiustificabile”.

La vedova, a commento della decisone, ha detto che tale sentenza deve essere “un segnale per le imprese che sacrificano ogni cosa sull’altare del profitto”.
Tale sentenza assume un significato importante in quanto cade in un momento storico delicato per l’industria europea e francese in particolare, pertanto potrebbe fare scuola, aprendo la strada ad una serie di ricorsi dello stesso tipo.
Infatti non solo la Renault, ma anche Citroèn e France Telecom, in virtù di metodi manageriali molto aggressivi diretti ad una maggiore produttività con minor costi e di trattamenti degradanti adottati verso i loro dipendenti, hanno assistito negli ultimi anni a molti suicidi di propri dipendenti.

La vicenda di France Telecom è la più drammatica, con 25 suicidi nel giro di un anno e mezzo, rappresenta però la punta di un iceberg che riguarda tante altre società.
Un recente sondaggio francese condotto tra dipendenti telecom testimonia che il 25% dei dipendenti è ancora sottoposto a condizioni difficili di lavoro e quindi “a rischio” suicidio, nonostante le politiche societarie e le relazioni industriali, in virtù di una completa riorganizzazione del lavoro,siano dirette verso ritmi lavorativi più ragionevoli, attenti alla salute e al benessere dei lavoratori.


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