La Thyssen alla sbarra per omicido volontario

 

18 Novembre 2008

Per i sette morti della ThyssenKrupp si finisce in Corte d’Assise. L’accusa di omicidio volontario per l’amministratore delegato Herald Espenhahn passa al vaglio del gup Francesco Gianfrotta e trascinerà anche gli altri cinque imputati e l’azienda (di omissione dolosa di norme antinfortunistiche e pluriomicidio colposo aggravato) di fronte a un collegio di giudici togati e popolari, il prossimo 15 gennaio. E’ la prima volta in Italia che un incidente sul lavoro viene configurato come omicidio volontario.

Il responsabile nel nostro Paese della multinazionale dell’acciaio è accusato di aver «accettato consapevolmente il rischio, senza far nulla, che potesse verificarsi una sciagura, poi puntualmente avvenuta la notte fra il 5 e il 6 dicembre di un anno fa in uno stabilimento, quello torinese della Thyssen, ormai in disarmo e dove, tuttavia, a novembre e all’inizio di dicembre 2007 si era incrementata la produzione, anziché azzerarla».

Nelle 15 pagine del decreto di rinvio a giudizio Francesco Gianfrotta riporta, con i capi di imputazione, la ricostruzione del pool del procuratore vicario torinese Raffaele Guariniello. «Il dolo è stato riconosciuto», ha commentato il magistrato uscendo dall’aula. «Non è una sentenza, ma è comunque un atto storico che pervade la coscienza comune. Significa che si possono celebrare processi per gravi reati se non si prevengono adeguatamente le morti sul lavoro».
Per i coimputati – i due consiglieri delegati Marco Pucci e Gerald Priegnitz, il responsabile dell’area tecnica Daniele Moroni, i dirigenti torinesi Raffaele Salerno e Cosimo Cafueri – Guariniello e i pm Laura Longo e Francesca Traverso hanno adeguato i livelli di responsabilità. E andranno in Corte d’Assise a chiedere anche per loro pene severe, lontane dal paracadute della condizionale.

Il collegio di difesa, dopo aver sperato (e forse contato) sull’eventualità di una derubricazione del reato più grave, ha scelto di non separare il destino processuale degli imputati minori da quelli maggiori. Niente giudizio abbreviato, un diritto insindacabile della difesa; niente sconti automatici delle pene. La «partita» si giocherà per intero in Corte d’Assise, dove anche le immagini più terribili di Rocco Marzo, il capoturno della «linea 5», e dei suoi uomini trasformati in torce umane, potrebbero essere proiettate.

Il gup Gianfrotta è rimasto un paio d’ore in camera di consiglio, dopo le repliche delle parti. Ma aveva già avuto modo di riflettere a lungo sugli argomenti di accusa e difesa. Tuttavia, ieri, i pm si sono proposti di sferrare un attacco decisivo a sostegno della tesi dell’omicidio volontario (con dolo eventuale). Per tre ore hanno proiettato un centinaio di slide su uno schermo alle spalle del giudice e si sono impegnati a spiegarne il contenuto.

Hanno cominciato dalle relazioni della Guardia di Finanza, anch’esse una novità in un’indagine per incidenti sul lavoro. Le Fiamme Gialle hanno analizzato e messo a raffronto le «tonnellate di laminato a freddo prodotto dalle linee» con gli investimenti effettuati dall’azienda sugli stessi impianti. Il risultato evidenziato dai pm è questo: «Venti mila tonnellate prodotte a gennaio 2007, scese a 5 mila a luglio, risalite a 6 mila a ottobre e novembre. Le spese per la manutenzione affidata alla Cma (l’azienda che si occupava dell’efficienza degli estintori) sono invece calate dai 15 mila euro di luglio 2006 a meno di 4 mila dell’agosto 2007, ultimo dato disponibile».

Altre decisive slide, per i pm: quelle sul rapporto del 26 giugno 2007 dell’ingegner Andrea Brizzi, di Axa, la compagnia che assicurava la multinazionale sui grandi rischi. Il tecnico scrive: «C’è pericolo che l’incendio si propaghi per combustione/rottura delle tubazioni dei manicotti in modo estremamente rapido, favorito dall’alta pressione dell’olio». Ciò che è avvenuto.
E poi gli altri dossier di Axa, gli stanziamenti di fondi per la sicurezza da parte della multinazionale, «la decisione dell’amministratore delegato di soprassedere per Torino che doveva chiudere». Sino all’ultima slide: «Allora l’omicidio dei sette operai è doloso!».


Fonte: LaStampa.it


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